Confesso a voi fratelli…

Mi pesa parecchio, ma è una nota che volevo scrivere da un po’ ed eccola qua.

Circolano nel mondo intero, ormai da qualche anno, sedicenti liuti rinascimentali a 8 cori di fattura pakistana. Se siano davvero del Pakistan, non saprei dirvi, ma è vox populi che lo siano.

Nella primavera di qualche anno fa mi trovavo a passare di fronte a un noto negozio di strumenti musicali di Torino e ne vidi uno in vetrina. Oramai avevo abbandonato ogni velleità di avere tempo e voglia di trovare un liuto rinascimentale in vendita a un prezzo accettabile (e in tempi accettabili), perciò mi fiondai nel negozio e, per una cifra risibile, ne uscii con lo strumento che potete vedere nella foto.
P
Non sapevo chi l’avesse prodotto, ma posso testimoniare che un po’ suonava.

Per un incidente domestico pochi giorni dopo mi ritrovavo con un pirolo rotto a metà e dovevo ricorrere all’aiuto di Giuseppe Tumiati per una veloce e indolore sostituzione.
Avevo già cercato informazioni sulla rete e scoperto un sito interessante che riportava dei buoni consigli su come migliorare il “migliorabile” di un tale strumento.

L’incontro con Giuseppe Tumiati era comunque stato fruttuoso: mi aveva consigliato (e convinto) a sostituire totalmente la tavola armonica e il ponte. Fece un ottimo lavoro.
Ci volle un po’ (in tutti i sensi), ma alla fine il liuto era diventato (per quanto umanamente possibile) un vero liuto a otto cori, anche se magari un po’ pesante.

L’ho venduto su eBay comunque, e dopo una breve parentesi con un decoroso liuto di Jason Petty ora possiedo il liuto che vedete altrove in questo blog.

La morale è semplice: i liuti pakistani SONO DA EVITARE, ma se proprio non potete farne a meno (??) qualche cosa per migliorarli si può fare. Certo, alla fine avrete speso la cifra richiesta da Barbara Ferloni per uno dei suoi liuti da studio, che a me sembrano molto migliori.

Fate un po’ voi.

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